Photoshop e la pubblicità ingannevole

Photoshop e la pubblicità ingannevole
GREAT ART | New York illustrazione, Time Square in Stile Fumetto Carta

La pubblicità ha, per sua natura, l’obiettivo di persuadere il consumatore. Ciò nonostante, cruciale è non superare il limite per il quale il diritto di sedurre si tramuta in inganno. 

La normativa sulla pubblicità in Italia è oggi incardinata sul principio della trasparenza (art. 7 C.A.P.; art. 5 D.lgs. 145/2007), quale esigenza che la comunicazione commerciale sia sempre riconoscibile come tale, nonché nettamente distinguibile, per mezzo di idonei accorgimenti, da altre forme di comunicazione al pubblico.

È proprio nella contrarietà a tale principio fondante che si delinea la fattispecie della pubblicità ingannevole, termine con cui si intende «qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione, è idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per questo motivo, sia idonea a ledere un concorrente».

Ad oggi, i confini di tale fattispecie si presentano, nondimeno, ampliati con l’utilizzo di software, quale Photoshop, impiegati per modificare le immagini e le fotografie oggetto di campagne pubblicitarie, laddove l’intervento sia a tal punto spropositato da comportare un superamento della sottile linea che divide l’intento persuasivo, insito nella pubblicità, dall’inganno.

A tal proposito, la Francia si è dimostrata all’avanguardia emanando nell’ottobre del 2017 la Loi Mannequin, con la quale è stato previsto l’obbligo di riportare la dicitura “photographie retouchée con riferimento alle immagini utilizzate per le campagne pubblicitarie sulle quali si sia previamente intervenuti per mezzo di un software e che, pertanto, non siano veritiere o, comunque, non pienamente rispondenti alla realtà. 

Il nostro ordinamento non ha ancora preso una posizione in tal senso, ma è evidente la connotazione pericolosa che tale forma di comunicazione può assumere nei confronti del destinatario, ignaro, spesso sprovveduto e, pertanto, indotto ad effettuare un acquisto per mezzo di un messaggio scorretto, menzognero o anche solo ingannevole per la sua tendenziosità.