My Mancini e Boglioli lanciano la sneaker co-create tra artigianalità, tessuti sartoriali e design su misura: una partnership che riscrive il lusso urbano.
Dimenticate la sneaker come oggetto standardizzato. La collaborazione Boglioli x My Mancini intercetta uno dei cambiamenti più interessanti del menswear contemporaneo, dove il lusso non è più solo materia, ma processo.
Da una parte Boglioli, maestro del soft tailoring e della leggerezza strutturata; dall’altra My Mancini, realtà che ha trasformato la personalizzazione in linguaggio progettuale. L’incontro non è solo estetico, ma culturale: portare il pensiero sartoriale dentro la calzatura.
Il risultato è una sneaker che parte da una base modulare e si apre alla scelta. Non solo colori o dettagli, ma veri tessuti da guardaroba maschile: lini Principe di Galles e una hopsack ariosa, materiali che normalmente abitano blazer e completi e che qui cambiano contesto senza perdere identità. È questo lo scarto interessante: la trasposizione.
Ma il punto non è il prodotto finito. È il modo in cui ci si arriva. Il cliente entra nel processo, dialoga, seleziona, costruisce. Più atelier che retail, più esperienza che acquisto. Una dinamica che riflette una domanda sempre più chiara: distinguersi, sì, ma con consapevolezza.


Non è un caso che tutto questo accada a Milano, città dove il confine tra tradizione e innovazione è sempre stato laboratorio più che limite.
L’open day del 27 marzo, nella boutique Boglioli, diventa così qualcosa di più di un evento: è una dichiarazione di metodo. In un mercato saturo di collaborazioni, questa funziona perché non si limita a sommare due nomi.
Costruisce un nuovo spazio, dove la sneaker smette di essere solo street e inizia, finalmente, a parlare la lingua della sartoria.



