L’Italia compie un passo decisivo nella valorizzazione del proprio patrimonio manifatturiero: l’Arte della Calzatura Italiana avvia ufficialmente il percorso di candidatura alla Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, un riconoscimento che potrebbe consacrare a livello globale uno dei saperi più iconici del Made in Italy.
La candidatura, presentata a Roma l’11 giugno 2026 durante l’Assemblea Generale di Assocalzaturifici, nasce sotto l’egida del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e vede Assocalzaturifici nel ruolo di coordinatore del progetto nazionale. L’iniziativa punta a valorizzare un patrimonio di competenze, tradizioni e capacità manifatturiere che caratterizzano la filiera italiana.
Durante l’incontro, moderato dal giornalista Nicola Porro, è stato presentato il Comitato Promotore, presieduto da Giovanna Ceolini e composto da Museimpresa, CERCAL e Politecnico Calzaturiero. Il Comitato, insieme alla Cattedra UNESCO dell’Università Unitelma Sapienza, avrà il compito di redigere il dossier e coinvolgere le comunità dei praticanti, elemento centrale della Convenzione UNESCO del 2003.
La calzatura italiana unisce competenze tecniche, identità territoriali e capacità di evolvere nel tempo.

Giovanna Ferragamo Gentile ha sottolineato il valore della continuità tra creatività e produzione, mentre Pier Luigi Petrillo ha ricordato che il riconoscimento UNESCO riguarda «un sistema vivo di pratiche e comunità», con ricadute anche economiche e turistiche.
Il progetto ha ottenuto il sostegno delle principali regioni della filiera (Lombardia, Veneto, Marche, Puglia, Campania, Emilia-Romagna e Toscana) confermando la sua dimensione nazionale.
Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha evidenziato il ruolo strategico della formazione tecnico-professionale: «La scuola e la formazione tecnico-professionale sono chiamate a costruire le competenze che sosterranno il futuro del Made in Italy».

Un messaggio chiaro: la candidatura UNESCO non è solo celebrazione del passato, ma un investimento sul futuro del settore e sulle nuove generazioni.
Per il Ministro Adolfo Urso, la calzatura italiana rappresenta «una delle espressioni più riconoscibili del nostro sistema produttivo». Il progetto diventa così un potente strumento di soft power, capace di rafforzare il posizionamento internazionale dell’Italia e di raccontare al mondo un’eredità culturale che continua a evolvere.
Il sociologo Francesco Morace ha richiamato il valore dell’Italian Factor, mentre Davide Rampello ha definito l’arte calzaturiera «una sintesi storica tra tradizione e innovazione».


