Rete aperta di similitudini

Rete aperta di similitudini
Gaines

L’artista trae ispirazione dalle pratiche dell’artigianato e dell’agricoltura per creare forme che oscillano tra la dimensione funzionale e la dimensione scultorea.

Nicolas Momein, nasce a Saint-Étienne nel 1980. Attualmente vive e lavora tra Saint-Ètienne e Parigi. Dopo essersi  diplomato all’Ècole supérieure d’art et de design, ha ottenuto un master all’Haute école d’art et de design di Ginevra. Il suo curriculum comprende numerose mostre in gallerie e istituzioni francesi e svizzere: tra i premi ricevuti, il Prix des amis jeune création/Galeries nomades nel 2015.

I materiali utilizzati per le sue opere (crine di cavallo, lana, ecc) evidenziano gesti e tecniche poco conosciute e mostrano un approccio nuovo all’arte, più poetico e privo di funzionalità.

Nel 2014, l’artista espone un insieme di opere che riflettono gli ultimi tre anni di lavoro al Château-Musée de Tournon: Walk Like an Egyptian. Qui troviamo i suoi materiali preferiti, provenienti dal mondo agricolo e il know-how specifico dell’artigianato. L’artista fa appello alle diverse sensazioni legate ai materiali: il morbido, il ruvido, ecc., per sensibilizzare il pubblico attraverso la percezione del “tocco retinico”.

I principali interventi consistono nell’individuare processi industriali o artigianali e tecniche, annullandole e disconnettendole dal loro scopo iniziale. I risultati sono oggetti privati ​​della loro funzionalità che rimangono tuttavia altamente tecnici.

Ma le opere di Momein raramente stanno in piedi da sole: appartengono a serie per le quali gli stessi gesti sono stati pazientemente reiterati con palpabile cura e amore. E’ chiaro che, sebbene le opere appartengano alla stessa serie, sono tutte diverse l’una dall’altra: esse fanno parte di una rete aperta di similitudini, senza inizio né fine, governate né da modello né da gerarchia, e  si fanno portatrici di un cambiamento dopo l’altro.

È il caso della serie Terre-plein: quadri-scultura appesi alle pareti o collocati al intersezione con il pavimento, come adesivi colorati lucidi delineati da una sorta di marroncino o rosa pallido dalla forma arrotondata. Con il loro aspetto, il loro rettilineo o contorni arrotondati, sembrano  trovarsi in mezzo a due stati materiali, liquido e solido, come se i loro bordi impedissero lo sgocciolamento di un fluido imprevedibile, soggetto a forme sempre mutevoli. La matericità delle loro superfici, le profondità e le protuberanze dei loro bordi sono visivamente piacevoli: tutto ciò rende queste opere uniche.

Lo stesso vale per la serie Botoù koat, che si compone di zoccoli con puntali, dipinti e realizzati in collaborazione con un artigiano bretone fondamentale per il lavoro di Nicolas Momein.

Esterno e interno sembrano fondersi, come nel caso delle opere di Gaines, una serie di goffe sculture semi-erettili semi sciatte, tra mobili che presentano un contenuto misterioso avvolto in una spugna. Cuciti insieme come patchwork, gli abiti in spugna hanno tutti i tipi di modelli che evocano mode passate, frammenti di storie individuali, così come le sensazioni tattili associate alle loro fibre.

Come nelle serie Terre-plein e Botoù koat, le opere di Gaines gravitano tra superficie piana e volume in un gioco reversibile in cui si attualizzano molteplici stati virtuali.