Maladresse vestimentaire

Maladresse vestimentaire

La designer che sa che soltanto insieme al disordine la simmetria trova il suo senso.

Céline Schmid è nata a Ginevra nel 1991. Incredibilmente entusiasta di acquisire una maggiore comprensione del potenziale del tessuto, in particolare attraverso la lente del performance-wear, e interessata alla funzione per una migliore performance per il movimento, con il suo “maladresse vestimentaire” ha ricevuto il premio Head per La Redoute, azienda leader della vendita online.

La designer esplora la complessità dell’abbigliamento, forzando la linea e distorcendo deliberatamente i materiali. Un concetto rinnovato di bellezza, che fiorisce dove meno lo si aspetta: su un tessuto macchiato di caffè o stropicciato, raccontando la leggerezza dei materiali e la loro plasticità.

La plissettatura si risolve sul denim intarsiato ad aerografo e su georgette di poliestere riciclato; ancora, piccoli e intimi drappeggi impreziosiscono abiti e completi, mentre la maglieria in cotone completa la collezione.

La palette si concentra su toni neutri del bianco, sabbia e corda, alternati a tonalità accese come il senape, l’arancio e il bluette.

L’ispirazione “Maladresse vestimentaire” si riferisce quindi al senso del disordine. L’imperfezione, in qualche modo raccontata dalla designer, crea una via d’uscita al paralizzante problema della scelta tra ordine e caos, tra canone estetico e le sue negazioni, tra buon gusto e cattivo gusto in un nuovo territorio estetico tutto da esplorare.

Il normcore, da non confondere con lo streetwear, desidera riportare l’abbigliamento alla sua dimensione di normalità, attraverso capi basici capaci di burlarsi del fashion system. Creando un’esplicita estetica del brutto, a tratti banale, a tratti sgradevole, sfacciatamente sgraziata.  

La libertà di essere autentici è quello che mi ispira, imparare ad accogliere l’imperfezione attraverso il normcore, nato come trend di rifiuto nei confronti del sistema per passare volutamente inosservati, sia tornato oggi come unica soluzione per raccontarsi.

Céline Schmid

Così il fascino del diverso si incarna definendo una nuova sensualità, più inafferrabile e complessa, torbida e ambigua, di sicuro disturbante.