La mostra di Daniel Buren per illuminare Bergamo

La mostra di Daniel Buren per illuminare Bergamo
Daniel Buren, Fibres optiques tissées. Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati, GAMeC, Palazzo della Ragione, Bergamo, 2013 – 2020, Copyright Daniel Buren by SIAE 2020. Foto di Marco De Scalzi

Inaugurata presso il Palazzo della Ragione di Bergamo la mostra Illuminare lo spazio (lavori in situ e situati) del noto artista francese Daniel Buren, progetto della GAMeC a cura di Lorenzo Giusti. Visitabile fino al prossimo 1 novembre.

E’ stata inaugurata presso il Palazzo della Ragione di Bergamo, sede estiva della GAMeC (Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo), la mostra del noto artista francese Daniel Buren dal titolo Illuminare lo spazio (lavori in situ e situati).

L’esposizione riunisce le tappe fondamentali della ricerca dell’artista e il suo più recente interesse per la luce, in particolare per le qualità e le potenzialità estetico-costruttive della fibra ottica.

Daniel Buren, Fibres optiques tissées. Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati, GAMeC, Palazzo della Ragione, Bergamo, 2013 – 2020, Copyright Daniel Buren by SIAE 2020. Foto di Marco De Scalzi  

La mostra presenta un gruppo di interventi “in situ”, immaginati appositamente per lo spazio, accanto a una serie di lavori “situati” che sono stati adattati in funzione dello spazio, il suggestivo contesto della Sala delle Capriate, gioiello medievale ricostruito nel Cinquecento.

I tessuti luminosi di Buren (presentati per la prima volta qui in un museo italiano) ridefiniscono gli ambienti storicamente creati per l’amministrazione e l’applicazione della giustizia in città, gettando nuova luce sulle forme antiche del palazzo e sugli affreschi che si trovano al suo interno, staccati dalle facciate di case e chiese della città antica e qui collocati negli anni Ottanta.

L’apertura di un nuovo, grande progetto espositivo di calibro internazionale, allestito all’interno di uno dei luoghi emblematici della città italiana più colpita oggi dalla recente pandemia, assume un forte valore simbolico, un segnale di risveglio e di rinascita, oltre che di intrinseca valenza artistica e di ricerca.