La Cross-Pollination di Celant

La Cross-Pollination di Celant
"Jannis Kounellis" Fondazione Prada Venezia, a cura di Germano Celant. Photo Agostino Osio - Alto Piano

Era il 29 aprile scorso quando si spegneva lo storico dell’arte, critico e curatore Germano Celant.

Fautore di innumerevoli mostre e teorizzatore dell’arte Povera, grazie al suo operato l’arte italiana ha vissuto momenti di grande slancio a livello internazionale. Un cappotto e un cappello neri appoggiati con noncuranza a un appendiabiti e la certezza che l’arte è solo il tassello di una visione più ampia.

Superato il trauma della notizia della sua morte così come l’amarezza per non avergli potuto rendere un ultimo saluto, la nostra volontà è ora quella di omaggiarlo.

Fondazione Prada | architettura

Figura poliedrica, Celant ci ha insegnato un approccio multidisciplinare e una visione orientata alla fusione di ambienti e oggetti. 

Come lui ha sviluppato un’indagine non considerando singolarmente le varie discipline, ma indagandole una in rapporto all’altra e nella loro fusione, così noi lavoreremo dilatando il nostro campo di analisi, tenendo vivo lo sguardo verso molteplici espressioni creative. La sua ricerca curatoriale, caratterizzata dalla volontà di incrociare i linguaggi del mondo creativo, sarà un ulteriore punto di riferimento per la nostra scrittura. 

“Emilio Vedova” Palazzo Reale Milano, a cura di Germano Celant ©️MarcoCappelletti per Alvisi Kirimoto

“Dal 1980 in avanti, la cross-pollination tra le arti è diventata la mia pratica di attraversamento dei linguaggi, per cui sono nate ricerche su arte & libro, arte & moda, arte & video, arte & fotografia.” scriveva Celant all’indomani dell’avvio della collaborazione con la rivista Casabella.

Un appunto anche sulla visione sferica da lui concepita in rapporto all’architettura, considerata una pratica di convergenza tra arte e disciplina matematica. Fusione e confusione. “Il porsi dinanzi allo spazio, per analizzarne la funzionalità e l’espressività è risolto oggi attraverso una progettazione che non vede l’architettura e il design come linguaggi paralleli e distinti, ma integrati e quasi coincidenti. Entrambi si sono estesi l’uno nell’altro per attuare una visione sferica nella quale gli oggetti si fondono con l’ambiente e gli spazi si tramutano in comunicazione oggettuale”.

Germano Celant portrait

Certamente nei numerosi ruoli rivestiti lungo la sua carriera, la stretta vicinanza personale e culturale con i professionisti coinvolti nell’attività espositiva (artisti e poi architetti, designer, allestitori) è stata utile a Celant e a chi seguirà la sua lezione per indagare la creatività contemporanea evitando di procedere per frammenti di attenzione. 

Grazie Germano.